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“1992”
Il rimpianto del passato
La fiction su Sky “1992” ha tenuto martedì
sera davanti alla televisione quasi 800 mila spettatori. Di Pietro, simbolo
dell’eroica stagione, se l’è persino vista con un giornalista a fianco per
commentarla in diretta. La sua preoccupazione principale è quella di evitare
che l’inchiesta del pool di Mani pulite possa essere delegittimata negli
anni. Curioso, dovrebbero avergli fatto un monumento a Di
Pietro, invece sembra non lo prendano in considerazione nemmeno come sindaco
di Milano. La fiction, per la verità, ci interessa poco, leggiamo sulla stampa polemiche di ogni tipo, la ricostruzione
storica a distanza di 23 anni, invece molto. C’è un solo dato evidente, per cui il ribaltone politico dall’arresto di Mario Chiesa
in avanti è stato consumato, eppure, la lotta alla corruzione non sembra aver
fatto molti passi in avanti. A parte il pontefice che vi inveisce contro, lo
stesso Di Pietro è costretto ad ammettere che molti protagonisti di allora hanno continuato più o meno tranquillamente a tenere le
mani in pasta e forse si riferisce ad Ercole Incalza, ma non solo. Poi c’è
l’Osce, con dati freschi ci ha detto che oggi l’Italia, a riguardo, sta
peggio di Grecia e Portogallo, un malesempio in Europa, forse al livello di
alcuni statarelli africani. Michele Brambilla, uno dei principali cronisti di
giudiziaria che all’epoca erano appiccicati alle vicende, scrive che non si
comprese subito come i vecchi partiti fossero giunti al capolinea. Pensate
che “alle elezioni di aprile 1992 i grandi quotidiani, in blocco, appoggiarono
il Pri di Giorgio La Malfa, scambiato per il nuovo che
avanzava e destinato, invece, a guadagnare lo zero virgola”. Per la verità,
furono un paio di punti percentuali, comunque una delusione. Di fatto, chiosa
Brambilla, “il Paese andava da un’altra parte e sarebbe stata la Lega a sfondare a
sorpresa”. Vero, ma viste le peripezie future del
cerchio magico di Bossi e poi il suo successore, Salvini, ci chiediamo se la
scelta fosse stata quella giusta. E perché no, scusate: se il problema di
questo ventennio appena trascorso è stato davvero Berlusconi, valeva la pena
incenerire la vecchia classe dirigente per mettere il Paese nelle mani capo
di Mediaset? “1992”,
scrive comunque Brambilla, “non pretende di essere un documentario ma
narrativa”, con “il merito di rendere bene l’Italia di quegli anni, oltre che
di non farcela rimpiangere”. Siamo d’accordo con il collega: “non rimpiangere il passato, di questi tempi, è già
qualcosa”. Non escludiamo solo che, continuando di questo passo, si finisca
con il rimpiangerlo eccome, il 1991 però, e pure con qualche ragione.
Roma, 25 marzo 2015
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